Ecco un’ottimo punto di partenza per il marketing del terzo millennio. Molto chiara ed utile la “bussola” sottostante mentre i più curiosi possono approfondire la fonte cliccando qui

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Molto interessante questa presentazione di Brady Gilchrist. Sia per il contenuto sia per l’antica riflessione che ne scaturisce per quanto ci riguarda in Italia….
A giorni alterni si dibatte su banda larga e cablatura (e chi lo fa, chi non lo fa, quali interessi si toccano, ecc.). Ma tutto questo non vi sembra piuttosto antico e fuori tempo, se consideriamo le mirabilie possibili già con l’attuale rete mobile e soprattutto con la già attiva rete 4g che Verizon sta lanciando negli Usa (e, credo, Vodafone sperimentando in Italia)?
Certo gli operatori sono ancora un po’ indietro nella loro offerta commerciale (provare per credere…..), però la potenza di fuoco di questi aggeggi è realmente rivoluzionaria per chi sa vedere un po’ altre la classica Tv generalista terrestre, seppure digitale.
Dal Mass media al Personal media , con tutto quanto ne consegue sui precisi accoppiamenti contenuto/consumatore. Ed i conseguenti ricavi…
Segnalo questo interessante post di Augie Ray, un nuovo analista di Forrester, su cosa dobbiamo attenderci come markettari dai prossimi anni (altro che 2012!!). Lascio alla lettura i dettagli ma mi sembra utile anticipare un paio di passaggi.
Il primo dice che il prossimo anno i brand potranno correre ma non potranno nascondersi (lo so… in inglese suona meglio…): la possibilità che i consumatori hanno di mettersi in rete tra loro (anche boicottando, come dimostra questo video piuttosto schifosetto e famosetto su Domino Pizza) renderà sempre più inutili Read the rest of this entry »
Altre volte abbiamo riportato presentazioni di Paul Isakson ma quest’ultima mi pare molto interessante e ricca di prospettive. E’ una delle ormai numerose voci che dicono che in un mondo che cambia bisogna conseguentemente cambiare molti (o tutti) dei propri metodi di lavoro.
Se un fenomeno diventa di tendenza, crea e possiede valore in termini di immagine e ancora di più in termini economici reali.
Non è un mistero quindi che la fortuna di Second Life siano stati proprio quei media tradizionali che (in un primo momento e soprattutto in Italia) avevano preso sottogamba il fenomeno dei social media. Un mondo virtuale popolato di personaggi dall’aspetto per lo meno originale per di più “fotogenico”(più di una pagina web per lo meno) scatena la curiosità del giornalista e conseguentemente del lettore; se a questo appeal facilitatore si aggiunge il non trascurabile particolare di poter fare compravendite di terreni e beni virtuali di qualunque genere, la notizia è bella e cotta: il caso più eclatante e citato è quello di “nativo”che riuscì a guadagnare un milione di dollari con l’immobiliaristica virtuale.
Il sistema economico di Second Life è a mio avviso in tutto e per tutto simile a quello della vita reale e presenta quindi complessità e tendenze molto reali (e già viste…), di una caratura ben superiore alle notiziole più o meno curiose riportate da giornali e televisioni (dalle fortune improvvise di spregiudicati imprenditori virtuali ai rischi di pedofilia, pornografia ecc.). In estrema sintesi: anche in SL per avere successo tocca lavorare duro, avere anche un pizzico di fortuna ma soprattuto serve poter dimostrare numeri economici significativi ed oggettivi.
Nel pieno dell’estate del 2007 appare quindi la prima crepa alla felice realtà virtuale di SL (e soprattutto di Linden Lab, l’azienda che ne gestisce la parte economica – reale, non virtuale). La rivista Wired (un oggettivo punto di riferimento per chiunque si interessi dell’economia della rete, non solo dal punto di vista informatico) che per prima aveva decretato il successo di Second Life pubblica un report davvero imprevisto: Second Life è una montatura e millanta numeri che non fa:
Si calcola che in realtà circolino abitualmente in SL non più di 300 mila persone, una grande differenza rispetto ai nove milioni di utenti dichiarati….
Un madornale fraintendimento direi, nella migliore delle ipotesi, uno scherzo della rete ai media che per sei mesi hanno parlato del fenomeno dell’anno, sgonfiatosi in meno di qualche settimana.
Certo un po’ meno avranno riso quei manager che hanno investito reali decine di migliaia di dollari (e di euro) per realizzare cattedrali nel deserto…
L’ esplorazione nel mondo virtuale di 2nd Life è chiaramente un tentativo di portare ad un ulteriore stadio evolutivo il classico sistema di navigazione nella rete, fornendo un simulacro del navigatore/browser e trasformando le pagine web dei siti in edifici, terreni, isole, luna park, castelli ecc.
In sè l’idea è molto buona anche e soprattutto dal punto di vista pubblicitario: in un’ottica, quella di internet, in cui la reclame non può essere invasiva ma piuttosto contenuto di esperienza ludica, tutte le maggiori corporation hanno speso non pochi fondi nella costruzione di piste di collaudo per automobili, parchi di divertimento virtuali a marchio cocacola; multinazionali quali Adidas hanno prontamente allestito uno shop in cui si possono acquistare (!) le controparti virtuali delle loro creazioni(Virtual Fashion Victim?). A ciò si aggiungano musei, riproduzioni di piazze famose, monumenti e naturalmente luoghi di socializzazione quali discoteche, bar, stripclub, festival.
Il tutto in pura ottica wikinomica, per cui, da un anno e mezzo a questa parte, chiunque può essere eploratore del mondo tramite iscrizione gratuita e illimitata, chiunque ha diritto ad un minimo di feature (i cosiddetti “freebies”)gratuiti e chiunque può esercitarsi nel creare e costruire e naturalmente rivendere oggetti di qualunque tipo in terreni di pratica denominate sandbox.
Qui infatti sta il punto di maggior complessità del mondo di Second Life: ogni esploratore può accedere ad una determinata serie di contenuti, per diventare residente però si deve pagare una tassa, per comprare un terreno si devono usare i Linden $ (che hanno naturalmente un corrispettivo in $ reali), casa e beni possono o essere costruiti o venire acquistati… E qui cominciano i problemi poco virtuali e molto reali…
2nd Life è stato senza dubbio il fenomeno del primo semestre del 2007, in cui i media tradizionali, sull’onda del crescente successo dei social media sembravano aver trovato l’argomento perfetto di cui parlare: un mondo virtuale in cui si instaurava una microeconomia che permetteva ai giocatori di fare soldi reali (!).
Il termine giocatore poi appariva riduttivo, si parlava di residenti, di “nativi” e di tutta una serie di sottogruppi a sfondo più o meno razziale(i Furry per esempio, se il vostro Avatar è un bestiola antropomorfa e pelosa) o a seconda di attività o intenzioni( i “molestatori” Griefers). A prima vista questa creazione sembrava avere tutte le carte in regola per essere il succeso planetario di questo inizio secolo eppure…ma procediamo per ordine.
Dal punto di vista ideale 2L è l’evoluzione naturale avanzata del social media: creato nel 2002 dai Linden Lab nasceva nella ricerca di trovare un modo per sdoganare oltre la nicchia degli appassionati del fantasy i cosiddetti MMPORG(Massive Multiplayer Online Role-Playing Games), ispirandosi al mondo metafisico on line partorito nel 1992 dalla mente dello scrittore di Fantascienza Neal Stephenson in Snow Crash.
Le chiavi della ricetta perfetta ci sono tutte: role playing ispirato alla vita reale (e a uno dei giochi di maggior successo degli ultimi dieci anni, The Sims), interazione con avatar più o meno fantasiosi, che nascondono persone reali con cui chattare, ballare, volare, esplorare la Grid (quindi un sistema mutuato ai social media); a questo va aggiungersi il lato ludico-esperienziale della vita in questo mondo virtuale, ovvero l’eplorazione, una potenziale evoluzione della navigazione in rete. (continua…)
Ho trovato su slideshare questa breve presentazione che, in modo molto semplice, chiarisce quanto è complesso alla fine il mestiere di gestore di contenuto.
Il mondo è pieno di buone idee ma realizzarle è sempre molto difficile. E in questa presentazione si capisce anche un po’ perchè.
Nel box.net si trova la presentazione di un interessante seminario di marketing che ho incrociato 4 anni fa. Non ricordo più chi me lo abbia segnalato però credo sia un’ottima occasione per approfondire la propria formazione. E’ sempre molto importante confrontarsi tra professionisti.
P.S.: fateci sapere se ne avete trovato effettivo giovamento
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